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L’ insulino resistenza e la steatosi epatica

Il diabete di tipo 2 (diabete mellito) è determinato da una ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina, normalmente prodotta da parte dei tessuti bersaglio (fegato, muscolo e tessuto adiposo), e/o da una ridotta secrezione di insulina da parte del pancreas (dalle cellule chiamate beta-cellule). Può progressivamente peggiorare nel tempo e si instaura sulla base di una condizione preesistente di insulino-resistenza.

Il deficit avviene a livello della funzione delle beta cellule, quando il pancreas che per causa di iper produzione di insulina porta allo sfiancamento delle cellule pancreatiche questo non produce più insulina. La patologia viene riscontrata in presenza di 2 valori di glicemia a digiuno (FPG) maggiori di 126 mg/dl in 2 giornate differenti, o quando il valore dell’emoglobina glicata è > 6.5% e viene riconfermato in un prelievo successivo (almeno 3 mesi dopo), o ancora quando viene individuato un valore casuale > 200 mg/dl in presenza di alcuni sintomi (poliuria, polidipsia, stato confusionale, alterazioni visive o altro ancora) Questo è uno dei tipi di diabete che possono colpire una persona Altre forme di diabete sono: Diabete di tipo 1 dovuto a fattori genetici ed è caratterizzato dall’assenza totale di secrezione insulinica Diabete iatrogeno cioè sviluppato all’utilizzo di farmaci cortisonici che poi conducono il diabete. L’intolleranza glucidica inizia non arriva all’improvviso ma ci si ammala nel tempo con: Apporto scorretto di carboidrati; Genetica predisponente Vita sedentaria I primi stadi che portano al diabete sono: 1. Alterata glicemia a digiuno 2. Intolleranza al glucosio 3. Diabete I valori normali sono dai 60 mg/dl a 100mg/dl La sindrome metabolica (SM) è una malattia composta da diversi fattori di rischio come l’obesità, il diabete di tipo 2 e la dislipidemia. La causa che induce una sindrome metabolica oltre all’insulino resistenza è la steatosi epatica. Sono due cause molto spesso concatenate dove una non esclude l’altra. La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è oggi la più frequente malattia epatica cronica nei paesi occidentali, che colpisce oltre il 30% della popolazione generale. La NAFLD comprende uno spettro di manifestazioni epatiche che vanno dalla semplice steatosi alla steatoepatite non alcolica (NASH), fino alla fibrosi e alla cirrosi, che può infine progredire a carcinoma epatocellulare. Il grasso viscerale ipertrofico causa infiammazione. La resistenza all’insulina è sempre più riconosciuta come un fattore chiave che collega la sindrome metabolica alla NAFLD L’insulino resistenza, ovvero un’aumentata resistenza da parte dell’organismo all’azione dell’insulina, è un campanello d’allarme associato allo sviluppo di diabete, dell’obesità, dell’ipertensione arteriosa e aterosclerosi e quindi alle malattie cardiovascolari. I valori superiori indicano una condizione conclamata di diabete. Nelle condizioni di insulinemia ci sono livelli elevati di insulina che causano resistenza insulinica nel fegato e nei tessuti periferici. Le cause che indicano diabete è soprattutto obesità e sopra tutto il grasso accumulato a livello addominale viscerale. Intolleranza glucidica indica molto spesso un intolleranza ai carboidrati. Un altro organo coinvolto nella insulino resistenza è l’intestino che infiammato altera le pareti dell’intestino che diventerà permeabile e lascerà passare non solo i nutrienti ma anche tutte le sostanze di scarto che dovrebbero essere eliminate. Alterata glicemia a digiuno dai 100 mg/125mg/dl. In questo stadio il fegato produce glucosio cosa che non dovrebbe accadere. In quanto il fegato non riuscendo ad immagazzinare il glucosio lo trasforma e lo rimette in circolo causando livelli alterati di glucosio nel sangue a digiuno. Questo stadio indica un insulina resistenza del fegato. I valori da 125mg/ 149mg/dl inizia la resistenza dei tessuti nei confronti del glucosio. Questa condizione è definita prediabetica. Qual è il ruolo del fegato nella condizione prediabetica e diabetica? Il fegato è il principale centro di stoccaggio degli zuccheri. “Quando ingeriamo carboidrati il nostro apparato digerente li demolisce e li trasforma nella molecola di zucchero più semplice, il glucosio. La conseguenza immediata è l’innalzamento della glicemia, cioè la concentrazione di questo zucchero nel sangue. Qui entra in gioco il pancreas che produce insulina, l’ormone che segnala al fegato di rimuovere dal sangue il glucosio in eccesso. Come? Immagazzinandolo nelle sue cellule sotto forma di un altro zucchero, il glicogeno. Quando il livello di glucosio nel sangue scende troppo, avviene il processo inverso ed il pancreas produce un altro ormone, il glucagone, che fa sì che il fegato riconverta il glicogeno in glucosio e lo rilasci nel flusso sanguigno. Il fegato, quindi, insieme al pancreas, serve a mantenere nella norma il valore della glicemia Il fegato riceve tutto il sangue che proviene dall’intestino e che contiene le sostanze digerite e assorbite da quest’ultimo. Accoglie inoltre il sangue che proviene dalla milza e quello filtrato dai reni. Il fegato svolge un ruolo determinante nei processi digestivi, grazie a varie funzioni: Produce la bile, che è essenziale per l’assorbimento dei grassi, delle vitamine e del calcio e per l’eliminazione delle scorie metaboliche attraverso le feci; Funge da deposito per le riserve di carboidrati sotto forma di glicogeno, riserva fondamentale di energia; Sintetizza circa il 90% del colesterolo necessario all’organismo, che nelle giuste quantità ci è indispensabile per mantenere in vita le cellule, per la produzione di ormoni e anche per lo sviluppo dell’embrione; È il regista del metabolismo dei grassi (sintesi, trasformazione, eliminazione ecc.); È il manager del metabolismo delle proteine fondamentali per l’organismo (sintesi, trasformazione ecc.) È un deposito delle vitamine; Fegato funziona inoltre da impianto di riciclaggio per il ferro, distruggendo i globuli rossi ormai morti, recuperando il minerale dall’emoglobina e conservandolo sotto forma di ferritina, trasformandosi così in un importante “magazzino”; Si occupa della rimozione e dell’inattivazione delle scorie metaboliche presenti nel sangue (per esempio, farmaci, sostanze chimiche, ormoni ecc.). Ecco perché è così prezioso. Il lavoro di quest’organo è necessario alla corretta eliminazione delle tossine e dei veleni accumulati nell’organismo che fanno sentire i loro effetti dannosi su tutto il corpo. Se il fegato non funziona in maniera adeguata, il sangue e i tessuti corporei non riceveranno il ricambio cellulare adeguato, e saranno molto più soggetti a infiammazioni e intossicazioni. Livelli alterati di grasso diventano nocivi per il nostro organismo e sono causati da molti fattori derivanti dal nostro stile di vita. Sedentarietà e dieta scorretta fanno accumulare nel fegato una quantità di grasso in eccesso. Se queste supera il 5% si parla di steatosi epatica. Il tessuto si infiamma, le cellule del fegato si ingrossano e il grasso in eccesso le “soffoca” impedendo loro di metabolizzare grassi e zuccheri. Se non si corre ai ripari, il tessuto in sofferenza si indurisce diventando simile a quello delle cicatrici (si parla di fibrosi). L’avanzamento della malattia è verso stadi più gravi e può portare alla necrosi delle cellule del fegato. Steatosi e obesità Il sovrappeso è una delle condizioni che favoriscono la steatosi portando a una crescita dei trigliceridi nel fegato e a un aumento del volume dell’organo stesso. Avere il fegato grasso è una condizione associata al sovrappeso e all’obesità (circa il 90% dei casi) e denota una particolare tendenza agli eccessi alimentari in senso quantitativo e qualitativo anche se talvolta contribuiscono altri fattori, come l’assunzione cronica o abituale di farmaci. Nel 80-90% dei casi le cause sono legate anche al diabete o alla dislipidemia (colesterolo cattivo e/o trigliceridi alti). Esiste inoltre una predisposizione genetica a sviluppare la malattia. L’abbinata sovrappeso e steatosi è una condizione più frequente nel sesso maschile.

Le cause alimentari
Quantità eccessive di carboidrati, età, scarsa attività fisica e predisposizione genetica rimangono la causa principale. Quando introduciamo una quantità di carboidrati eccessiva rispetto alle necessità dell’organismo, il surplus può essere utilizzato per fini diversi, per esempio, può accumularsi nel fegato stesso sotto forma di depositi che verranno utilizzati in caso di digiuno (ecco perché saltando i pasti non si perde peso). I carboidrati cui bisogna stare particolarmente attenti sono quelli a rapido assorbimento, come ovviamente lo zucchero (sia bianco che di canna), lo sciroppo di glucosio (contenuto in dolci e yogurt), i derivati raffinati del grano (pane, focacce, pizza, grissini, cracker). Gli altri nemici: Alcolici,vino, birra, superalcolici, l’alcol etilico (etanolo) è metabolizzato dal fegato e, se consumato cronicamente ed in eccesso può portare a steatosi, anche in soggetti normopeso; Grassi animali e industriali: un eccesso di carni grasse, burro ecc. o anche vegetali come olii industriali processati favoriscono la steatosi; Formaggi,salumi, insaccati, dolci, vanno ridotti drasticamente, idem per le bibite zuccherate; Additivi e conservanti ma anche antiossidanti, addensanti, stabilizzanti, emulsionanti, regolatori di acidità, esaltatori di sapidità sono da evitare. Oggi siamo di fronte ad una vera e propria epidemia? Si Il fegato è uno degli organi più compromessi dall’attuale alimentazione “fast” (veloce) o junk food (cibo spazzatura) quindi sempre più ricca di grassi e zuccheri e povera di nutrienti. In Italia si calcola che circa il 40% di tutta la popolazione soffra di “fegato grasso”, ma questa percentuale sale rapidamente dopo i 40 anni, arrivando a oltre il 60% negli ultrasessantenni. Alcuni studi condotti su dati ecografici ci svelano come vari la frequenza circa il fegato “grasso” per le diverse categorie di persone: 16% negli individui magri e astemi, 46% nei forti bevitori normopeso, 76% negli obesi astemi e 95% nei forti bevitori ed obesi. La situazione è molto grave per i bambini e gli adolescenti, le stime in Italia sono: Persone adulte che hanno il fegato grasso, ovvero la steatosi 40%; Bambini e adolescenti che hanno la steatosi epatica 15%; Bambini obesi che hanno il fegato compromesso 50%. Il fegato soffre in silenzio Non si avverte dolore né fastidio. Solo i sintomi che derivano da questa malattia può indicare una sofferenza epatica. Non ci sono disturbi acuti e molte volte si scopre la steatosi epatica casualmente con una semplice ecografia addominale. In ogni caso una digestione faticosa, una tendenza dell’intestino alla stitichezza possono segnalare che il fegato sta soffrendo per uno stato di accumulo, di frequente accompagnato anche da disturbi alle vie biliari e dalla presenza di renella, se non veri e propri calcoli nella colecisti. Ecco i principali sintomi a cui fare attenzione: Fegato ingrossato, Fegato indurito alla palpazione; Digestione lenta e laboriosa, specie quando si mangiano cibi grassi; Gonfiori alla pancia; Cefalea Eruttazioni e flautolenza; Alternanza di stipsi e diarrea a volte con feci molli e che “bruciano”; Alito cattivo e bocca amara; Lingua con patina giallastra; La pancia campanello d’allarme Il giro abbondante indica accumulo di grasso viscerale sul fegato ma non solo anche su cuore e reni. Il grasso accumulato provoca uno stato di infiammazione cronica che crea una serie di danni a cascata su tutti gli organi vitali. È un processo reversibile?

Modificando lo stile di vita e migliorando l’alimentazione la steatosi semplice può regredire fino a scomparire. Questo cambiamento non solo permette al fegato di ripartire ma anche il pancreas torna a produrre livelli di insulina in grado di contrastare la presenza di zuccheri nel sangue. Facendo così ripartire il metabolismo di tutto l’organismo. Migliorerà tutto il nostro organismo. La miglior medicina contro la steatosi epatica e l’insulino resistenza è: 1. L’attività fisica. 2. Un corretto regime alimentare L’esercizio fisico migliora il controllo glicemico e gli indici metabolici, combatte l’obesità e il diabete, inoltre una costante attività fisica è anche in grado di abbassare il livello di infiammazione del fegato nella forma più avanzata di steatosi epatica. L’altro fondamentale intervento deve essere fatto a tavola. Mangiare meno e meglio: questo dovrebbe essere il nuovo mantra quotidiano.

Un aiuto dalla natura
Ci sono diversi rimedi che aiutano il fegato in modo dolce a depurarsi. I più conosciuti sono il carciofo e il tarassaco che aiutano la depurazione del fegato, il Cardo Mariano, un potente tonico epatico, digestivo e ringiovanente cellulare, il Crisantemo Americano, che sgrassa il fegato da trigliceridi e colesterolo “cattivo”, il Boldo, che in caso di sovraccarico stimola e fluidifica la bile, diminuendone la viscosità. Zinco e Magnesio Nel corpo umano lo zinco è alla base di processi biochimici necessari alla vita, e nei processi metabolici complessi enzimatici coinvolti nel metabolismo di proteine, lipidi, carboidrati e acidi nucleici. Inoltre è necessario per il funzionamento di diversi ormoni, inclusi quelli della tiroide, l’insulina, gli ormoni sessuali e l’ormone della crescita. Il magnesio è un minerale essenziale e contribuisce alla normale fisiologia dell’organismo partecipando a circa 300 diverse reazioni cellulari. Riveste inoltre fondamentale importanza per il metabolismo energetico e regola i meccanismi di comunicazione tra neuroni e cellule muscolari, promuovendo la trasmissione degli stimoli nervosi ai muscoli. Partecipa anch’esso alla sintesi delle proteine e alla formazione del glucosio. Probiotici e prebiotici Un intestino sano migliora l’assorbimento dei nutrienti, quindi riducendo l’infiammazione intestinale avviene un ripristino delle sue funzioni. Il rimedio più utilizzato per la disbiosi intestinale sono i probiotici. I probiotici sono organismi vivi che, se somministrati in quantità adeguata, apportano benefici alla salute dell’intestino Attualmente i ceppi batterici che è possibile integrare per via orale appartengono alla specie dei Lattobacilli, dei Bifidobatteri, degli Streptococchi, oltre al Saccaromices Boulardi, un lievito antagonista della Candida. Alimenti probiotici e prodotti fermentati, che contengono al loro interno una grandissima quantità di batteri e che possono venire assunti regolarmente attraverso la comune dieta. Tra questi prodotti ricordiamo quelli più conosciuti: yogurt, kefir di latte o di acqua, miso e verdure lattofermentate.

Fiori di Bach
Anche i fiori di bach possono essere d’aiuto: Crab Apple (melo selvatico), è il fiore della depurazione, della pulizia interiore. Olive (ulivo), molto utile per la pulizia del fegato, riequilibra quello stato di spossatezza che spesso accompagna lo stato intestinale disbiotico. 5 gocce di crab apple e 5 gocce di olive in mezzo litro d’acqua da sorseggiare in mezzo litro d’acqua.

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